I cookie ci aiutano a fornire i nostri servizi. Utilizzando tali servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte di Rockexperience. Ulteriori informazioni Ok

#OrobieROCK, altro che piano B

#OrobieROCK, altro che piano B

All’inizio doveva essere il Gran Trail Courmayeur, dove avrebbe fatto il ‘battesimo’ sulla distanza dei 100 chilometri, ma poi a causa pandemia in corso, Andrea Longo, giovane trail runner bergamasco, ha dato sfogo all’immaginazione e si è autosfidato (si può dire?) sul Sentiero delle Orobie. Qui il nostro racconto.

L’idea iniziale era tanto semplice quanto avvincente: portare due giovani amatori a raggiungere un traguardo ambizioso, quello di concludere i 100 chilometri del Gran Trail Courmayeur, di cui Rock Experience è sponsor. Un progetto di un certo peso “atletico” perché il tracciato valdostano, oltre la considerevole lunghezza, vanta un dislivello importante, quasi 8.000 metri. Tanto roba! Ci servivano due ragazzi in grado di accettare una sfida non comune e nel giro di pochi giorni li abbiamo trovati.

Maddalena della provincia di Como, 25 anni, maestra di snowboard e mamma di un bimbo di due anni, e Andrea, 29 anni di Bergamo, ingegnere con trascorsi in sport come calcio e hockey su ghiaccio, entrambi conquistati della corsa a piedi. Qualche piccola esperienza in prove trail, ma certo nulla a che vedere con una prova di cento chilometri. 

Tutto sembrava andare per il meglio quando, come sappiamo, ogni progetto è saltato a causa dell’emergenza sanitaria. Che fare? «Intanto continuare ad allenarsi anche a casa…» le parole di coach Claudio Boschini, che ha messo a disposizione la sua esperienza per allenare a distanza i due atleti. 

Durante il lockdown, i protagonisti di questa avventura, rinchiusi come tutti noi nei propri appartamenti hanno conosciuto in prima persona il significato di due termini inglesi: smart working e home training. Già, allenamento casalingo. Andrea non si è perso d’animo e, in una seduta, ha persino corso sulle scale del palazzo fino a raggiungere 1.000 metri di dislivello. Grazie a piattaforme cloud oggi è facile tenere il diario degli allenamenti, e quello di Andrea, per esempio, ci dice che durante la quarantena ha quasi raggiunto le cento ore di allenamento, tra esercizi cardio e bici sui rulli, oltre ovviamente a fare il ‘criceto’ sulle scale di casa. Un volume di lavoro che, alla fine di giugno, è incrementato notevolmente, tanto che dalla fine dei ‘domiciliari’ ha raggiunto 800 chilometri per un totale di 30.000 metri di dislivello. 

Intanto da Maddalena giungeva una notizia di uno strappo a un tendine del piede sinistro, che la costringeva ad abbandonare ogni sogno di avventura nel breve periodo, mentre Andrea, a fronte della cancellazione del GTC 2020 si poneva la domanda: «Che fare di tutto questo allenamento?». È così che nella mente del ragazzo bergamasco nasce l’idea di ripercorrere il Sentiero delle Orobie Orientali con qualche variante, così da raggiungere i fatidici 100 chilometri.

A tutto ciò serviva un nome e dall’incontro tra la terra che ha fatto da scenario all’impresa e il nostro brand è nato Orobie Rock. La data è la stessa del GTC, con partenza alla mezzanotte di venerdì 17 luglio (alla faccia della sfortuna…) dal centro del paese di Ardesio, in alta Val Seriana, vallata salita agli onori della cronaca per le tristi vicende che tutti conosciamo: «Correrò un po’ anche per chi non c’è più…» ci aveva confidato Andrea.

Ad accompagnarlo un gruppo di amici e conoscenti che faranno da staffetta e si daranno il cambio avendo “lui” come testimone. 

Pronti via. La parte più dura è quella iniziale, attraverso i Rifugi Alpe Corte, Laghi Gemelli e Fratelli Calvi, toccati nel buio della notte e con non pochi problemi: «Abbiamo raggiunto temperature di 4 gradi e ho patito molto il freddo – ci confessa Andrea via Whatapp all’alba – ma per fortuna avevamo previsto un fleece caldo e protettivo che un mio compagno mi ha dato dallo zaino che gli avevo chiesto di portare dal secondo rifugio in poi». Il freddo della notte ha rallentato la corsa di Andrea ma le temperature si alzano alle prime luci del giorno.

«Sono al rifugio Brunone e ho un ritardo di un’ora, ma so anche che questa non è una gara – prosegue in un successivo messaggio – sto bene e i frutti dell’allenamento li posso raccogliere oggi». Andrea sa che non è una competizione ma una prova che resterà nel suo libro dei ricordi, come una piccola impresa che forse non meriterà titoli a otto colonne, ma che rappresenta una dimostrazione di come, ognuno di noi, possa realizzare il proprio sogno, la propria avventura, magari dietro casa, senza necessariamente volare verso luoghi esotici. «Le nostre Prealpi sono uno splendido terreno di gioco, qui sono cresciuti alpinisti di grande fama, ma anche importanti trail runner…» ci aveva detto alcuni giorni prima dell’impresa il nostro Andrea.

La corsa diventa una camminata nel punto più tecnico del tracciato, quello tra i rifugi Coca e Curò, ma la tenuta del nostro eroe sembra non vacillare, tanto che si permette anche un panino col salame e una birretta a bordo delle sorgenti del Serio. Si vive di piccole sensazioni: dalla sacca che gli amici gli fanno trovare in alcuni rifugi, estrae un completo nuovo di Rock Experience: «Cambiarsi la maglietta diventa quanto mai utile: è una percezione di freschezza che ti fa ripartire meglio» commenta soddisfatto l’ingegnere bergamasco, mentre in mano controlla lo smartphone con la app InfiniTOR sviluppata dagli organizzatori di GTC. Nella corsa pomeridiana verso il rifugio Albani, anticamera del Passo della Porta (la via ferrata che conclude il sentiero delle Orobie) il tempo cambia e nubi minacciose impongono il piano B: deviare verso la Valzurio e raggiungere Ardesio dove lo aspettano i genitori. «Sono forse più stanco mentalmente che fisicamente: questa corsa per me rappresentava una sfida importante, che è cresciuta strada facendo…» lo dice sorridendo, mentre guarda il Garmin al polso che segna 90 chilometri e 6.200 metri di dislivello. Ma questi sono solo numeri che presto si dimenticheranno, mentre le emozioni di Orobie Rock, quelle resteranno indelebili.